ISTITUTO COMPRENSIVO DELLA VALLE DEI LAGHI

Scuola Primaria di Vezzano

Diario di classe quarta - anno scolastico 2011/2012

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Due giorni in Val Camonica

La partenza ed il viaggio da Vezzano alla Val Camonica

Giovedì 13 ottobre alle 6 e 20 siamo partiti dalla piazza S. Valentino per andare a prendere i bambini di Terlago e recarci a Trento. Destinazione: Val Camonica!! Eravamo molto emozionati ed agitati ma allo stesso tempo felici, perché saremmo stati due giorni con gli amici! C'era però un po' di malinconia dentro ognuno di noi perché sapevamo che non saremmo ritornati a casa quella sera. A Trento abbiamo imboccato l'autostrada del Brennero, direzione Verona. Prima di Affi ci siamo accorti che la catena Stivo-Bondone lasciava il posto a quella del Baldo. Nella Val Lagarina abbiamo costeggiato il fiume Adige. A un certo punto sono finite le montagne e siamo arrivati nella Pianura Padana. Abbiamo attraversato il fiume Mincio, che è un affluente del Po e fuoriesce dal lago di Garda; il fiume Po, poi sfocia nel mare Adriatico. Passato il Mincio, siamo arrivati a Brescia, abbiamo superato l'Ikea e dopo un po' abbiamo avvistato il lago d'Iseo. In mezzo ci sono tre isole, la maggiore si chiama Montisola. Lungo la Val Camonica abbiamo visto il fiume Oglio che nasce a Ponte di Legno da due torrenti, il Frigidolfo e l'Arcanello. Arrivati a Capo di Ponte, siamo scesi dal pullman e siamo entrati in un albergo dove ci avevano riservato una sala per il pranzo al sacco.

Pietro, Jacopo, Luca, Nikolai

Laboratorio sul fiume e geologia della valle

Dopo la merenda di metà mattina, siamo andati con le nostre istruttrici sulla sponda del fiume Oglio che scorre per tutta la Val Camonica. Lì, Silvia l'esperta che ci accompagnava, ci ha parlato di tutte le parti che formano il fiume: la sponda, il letto, il greto...; ha aggiunto anche i nomi degli affluenti del fiume Oglio. Ci ha consegnato, quindi, delle cartine che raffiguravano tutto il comune di Capo di Ponte. Poi ci ha fatto compilare una scheda sulla quale erano scritte tutte le informazioni che riguardavano l'acqua. Infine siamo scesi sul greto del fiume Oglio, dove Silvia ci ha fatto cercare le rocce magmatiche, sedimentarie e metamorfiche. Nicole ci ha anche fatto provare ad incidere le rocce sedimentarie. A noi sembrava di aver fatto incisioni, ma era solo polvere; infatti appena soffiavi la polvere spariva e non rimaneva niente. Questo ci ha fatto capire quanto gli antichi dovevano lavorare e sudare per incidere! La Val Camonica è piena di rocce sedimentarie; per questo è così ricca di incisioni rupestri. Poi siamo andati a pranzo...

Debora, Greta, Alex e Gianluca

2° laboratorio: scavo archeologico e classificazione dei reperti


Il pomeriggio di giovedì, siamo andati in una casa nel bosco dove c'era una stanza in cui abbiamo fatto una parte teorica. Nicole, la nostra guida, ci ha spiegato come fanno gli archeologi a trovare il punto dove bisogna scavare e come si fa a scavare. Ci sono tanti modi per effettuare lo scavo. Se c'è il terreno a gobbe è molto probabile che lì sotto ci possano essere reperti. A volte, solo che costa tanto farlo, gli archeologi vanno su un elicottero a circa 100 metri dal terreno e con una macchina fotografica speciale scattano delle foto. Da quelle foto riescono a scoprire se ci sono dei reperti, però solo quelli grandi. La maggior parte delle volte vengono trovati per caso. Nicole ci ha insegnato come si fa a scavare nella terra per trovare i reperti. Non si scava con il badile o con la ruspa perché si possono rompere i reperti o non vederli. Si scava a strati, poi con una scopetta si pulisce il reperto dalla terra che poi viene buttata in un secchio molto grande. Trovato il posto, bisogna dividerlo in un reticolo e poi analizzare l'area pezzo per pezzo. Noi abbiamo trovato scheletri, stele, cocci, vasi, gioielli, punte di lance, dei sassi col buco che erano usati come pesi per il telaio, carbone, una pietra con un solco dove si mettevano dentro i cereali per macinarli con un sasso per ricavare la farina, aghi, lame di coltelli, ocra che è una pietra arancio che si macina e poi si usava anche per colorare le incisioni rupestri. Erano oggetti finti che le nostre guide hanno riprodotto uguali a quelli veri per farci trovare qualcosa. La cosa che ci ha impressionato di più è stato lo scheletro. Nicole e Silvia ci hanno detto che gli uomini morti venivano sepolti rannicchiati e con le teste girate verso est dove sorge il sole che rappresenta la vita. L'uomo preistorico credeva in una nuova vita dopo la morte. A volte i morti venivano cremati. Abbiamo visto che incidevano anche dei vasi dove conservavano le ceneri. Finito lo scavo, le nostre guide ci hanno insegnato ad analizzare e riconoscere i reperti. C'erano reperti che facevano pensare ad una abitazione, oggetti che accompagnavano gli uomini nel momento della morte, oggetti per la caccia.

Mano a mano che scavavamo, la nostra emozione saliva sempre di più.

Francesco, Livia, Alessia

L'uscita notturna

Dopo cena siamo andati con Nicole e Silvia per fare l'uscita notturna. Abbiamo preso le pile e ci siamo vestiti bene perché era freddo. Ci siamo disposti nei due gruppi: uno era con Nicole e l'altro era con Silvia. Prima di andare nel bosco, Silvia e Nicole ci hanno spiegato che quando dicevano: ”Via!” bisognava accendere le torce e illuminare i nostri piedi per non cadere. Dopo un po' siamo arrivati a una grotta. Lì tanto tempo fa, un uomo per caso aveva visto un luccichio. Quel luccichio era provocato da delle armi che usavano gli uomini primitivi. Quelle armi le avevano appoggiate lì perché, visto che erano pesanti, non potevano portarle dappertutto; quando passavano da quel luogo, potevano utilizzarle. Le depositavano anche perché le volevano donare alla natura per ringraziarla. In quella grotta Silvia ci ha raccontato la storia dell'uomo che aveva trovato le armi. Nicole ha messo una scatola e un vaso per terra; poi ha chiamato dei bambini che dovevano prendere una copia dell'arma, poi l'alzavano e la facevano vedere a tutti i bambini e alle maestre; infine la dovevano mettere nel vaso. Abbiamo poi iniziato a camminare nel bosco. Dopo poco tempo, siamo arrivati in un posto dove si potevano vedere delle incisioni rupestri malgrado il buio, si vedevano per mezzo di una luce radente molto forte che faceva Silvia con una grossa torcia.

Lì avevano acceso un fuoco. Si sentiva una musica che noi ascoltavamo e intanto dovevamo dare ascolto ai sentimenti che provavamo. Quando la canzone era finita, Nicole e Silvia ci hanno chiesto le emozioni provate. Le emozioni che abbiamo provato durante la canzone erano queste: gioia e tristezza insieme, paura del buio, gioia, tristezza, felicità, timore, mistero. Dopo un po' abbiamo dovuto metterci in fila e abbiamo girato intorno al sasso per vedere le incisioni rupestri. Siamo stati lì un po' a guardare il fuoco e siamo andati via perché si era fatto tardi. Ci siamo alzati dalla panchina e abbiamo camminato per 10 minuti. Arrivati alla corriera siamo saliti e dopo pochi minuti siamo arrivati all'albergo. Il signore dell'albergo ci ha dato le chiavi e siamo saliti nel piano di sopra dove c'erano le nostre camere. Abbiamo aperto le camere e ci siamo preparati per la notte. Questa escursione è stata molto bella, interessante e molto emozionante perché certi hanno dovuto vincere la paura del buio.

Serena, Michela, Chiara e Simone

Il parco di Naquane

Il secondo giorno, dopo colazione, siamo andati al parco di Naquane a Capo di Ponte, che come numero di incisioni è uno dei più grandi al mondo.

Da lì si vedevano la Concarena e il Pizzo Badile, due alte cime che si innalzano in Val Camonica. Due volte all'anno, una sera all'inizio di primavera e un'altra all'inizio dell'autunno, da una profonda fessura della Concarena, dopo che il sole è appena tramontato, per pochi minuti esce un raggio di luce luminosissimo che sembra spaccare in due la montagna. Nello stesso periodo, ma per più giorni, dal Pizzo Badile sale una grande ombra scura.

Dal parco di Naquane queste manifestazioni si vedono molto bene.

Per questo motivo l'uomo preistorico ha scelto quel posto per fare numerose incisioni, anche in onore delle divinità, visto che quelli spettacolari fenomeni erano considerati eventi sacri. Appena entrati nel parco, abbiamo fatto due gruppi, uno con Silvia e uno con Nicole. Abbiamo osservato alcune delle incisioni più importanti e belle. Siamo andati su un ponticello di legno attorno alle rocce, mentre le guide sono salite sulle rocce ma si sono tolte le scarpe perché altrimenti rovinano le incisioni rupestri. Sulle rocce levigate dal ghiaccio, abbiamo ammirato incisioni favolose e ben conservate: numerosissimi cervi, cavalli, cani, volpi e altri animali, guerrieri, capi tribù, cacciatori, telai, copricapi piumati, labirinti, carri con le ruote e capanne. Alcuni carri avevano le ruote piene; altri avevano le ruote vuote e questo significa che sono stati incisi più tardi. Sulle rocce c'era inciso tante volte il sole che per loro era una divinità perché dava luce, riscaldava e favoriva le coltivazioni. L'uomo preistorico incideva sulle rocce per pregare gli dei affinché li aiutassero nelle loro faccende quotidiane: la caccia, le coltivazioni, nel momento della morte... Abbiamo osservato delle stele portate nel parco da altri posti. Naquane è grandissimo e ci vorrebbe tanto tempo per osservare tutte le rocce. Prima di andare via dal parco, ci siamo comprati un ricordo. È stata un' esperienza entusiasmante!

Martina, Leonardo, Mirko e Alberto

Laboratori

Dopo il pranzo, siamo usciti per andare a fare i laboratori nei quali abbiamo capito come si svolgeva la vita di tutti i giorni degli uomini primitivi.

Abbiamo levigato le pietre per fare le asce. Su un tavolo c'erano 6 tavolozze che servivano d'appoggio di granito e abbiamo trovato 6 pietre già un po' levigate. Le pietre servivano per fare le punte delle asce. Per fare le punte, noi strofinavamo queste pietre per farle diventare affilate.

Poi abbiamo provato ad accendere il fuoco: per accendere il fuoco c'erano due sistemi: uno con i legni e l'altro con le pietre. Col primo sistema si prendeva una specie di arco e si sfregava in un pezzo di tronco; col secondo sistema si battevano le pietre e si vedevano le scintille.

Abbiamo poi macinato. Abbiamo preso dei semi che c'erano in una ciotola; questi semi servivano per fare la farina. Abbiamo preso un sasso, poi abbiamo schiacciato i chicchi ed è diventata farina.

Dopo abbiamo tessuto con il telaio, con appesi sotto dei sassi. Questi sassi avevano un buco, i pesi servono solo per il telaio verticale.

In un laboratorio abbiamo schiacciato dei pezzi di terracotta (di color rosso). Li abbiamo messi in un sasso con un grande incavo come un recipiente, poi con una pietra abbiamo schiacciato la terracotta finché veniva della polverina rossa che serviva per fare il colore.

Abbiamo provato la tecnica del frottage. Ognuno di noi ha scelto una piastra di cemento con dei graffiti. Abbiamo appoggiato su un foglio e abbiamo disegnato un punto su ogni angolo per fare una specie di cornice, dopo abbiamo messo un pezzo di ferro in un angolo per fermare il lavoro. Con un pastello a cera ognuno di noi ha tirato delle strisce di colore e piano piano appariva il disegno che riproduceva il graffito che avevamo scelto.

Dopo la guida ci ha accompagnati in una fucina, era sotto una tettoia. Qui ci ha spiegato come si fondevano i metalli e le caratteristiche dei metalli: lo stagno è facile da fondere perché è malleabile e si fonde prima del ferro e del rame a 230 gradi. I metalli si estraggono da dei minerali che si trovano in miniera. Il rame si riconosce perché dopo un po' di tempo presenta delle striature verdi. Nicole ha detto che il bronzo è fatto unendo il rame e lo stagno.

Stanchi morti siamo saliti sul pullman per tornare a casa. La felicità era più grande della stanchezza perché abbiamo trascorso due bellissimi giorni in Val Camonica. Che bella avventura preistorica!

Erik, Elena, Dawid, Lorenzo

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