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Due
giorni in Val Camonica

La
partenza ed il viaggio da Vezzano alla Val Camonica
Giovedì
13 ottobre alle 6 e 20 siamo partiti dalla piazza S. Valentino per
andare a prendere i bambini di Terlago e recarci a Trento.
Destinazione: Val Camonica!! Eravamo molto emozionati ed agitati
ma allo stesso tempo felici, perché saremmo stati due giorni con
gli amici! C'era però un po' di malinconia dentro ognuno di noi
perché sapevamo che non saremmo ritornati a casa quella sera. A
Trento abbiamo imboccato l'autostrada del Brennero, direzione
Verona. Prima di Affi ci siamo accorti che la catena Stivo-Bondone
lasciava il posto a quella del Baldo. Nella Val Lagarina abbiamo
costeggiato il fiume Adige. A un certo punto sono finite le
montagne e siamo arrivati nella Pianura Padana. Abbiamo
attraversato il fiume Mincio, che è un affluente del Po e
fuoriesce dal lago di Garda; il fiume Po, poi sfocia nel mare
Adriatico. Passato il Mincio, siamo arrivati a Brescia, abbiamo
superato l'Ikea e dopo un po' abbiamo avvistato il lago d'Iseo. In
mezzo ci sono tre isole, la maggiore si chiama Montisola. Lungo la
Val Camonica abbiamo visto il fiume Oglio che nasce a Ponte di
Legno da due torrenti, il Frigidolfo e l'Arcanello. Arrivati a
Capo di Ponte, siamo scesi dal pullman e siamo entrati in un
albergo dove ci avevano riservato una sala per il pranzo al sacco.
Pietro,
Jacopo, Luca, Nikolai
Laboratorio
sul fiume e geologia della valle
Dopo
la merenda di metà mattina, siamo andati con le nostre
istruttrici sulla sponda del fiume Oglio che scorre per tutta la
Val Camonica. Lì, Silvia l'esperta che ci accompagnava, ci ha
parlato di tutte le parti che formano il fiume: la sponda, il
letto, il greto...; ha aggiunto anche i nomi degli affluenti del
fiume Oglio. Ci ha consegnato, quindi, delle cartine che
raffiguravano tutto il comune di Capo di Ponte. Poi ci ha fatto
compilare una scheda sulla quale erano scritte tutte le
informazioni che riguardavano l'acqua. Infine siamo scesi sul
greto del fiume Oglio, dove Silvia ci ha fatto cercare le rocce
magmatiche, sedimentarie e metamorfiche. Nicole ci ha anche fatto
provare ad incidere le rocce sedimentarie. A noi sembrava di aver
fatto incisioni, ma era solo polvere; infatti appena soffiavi la
polvere spariva e non rimaneva niente. Questo ci ha fatto capire
quanto gli antichi dovevano lavorare e sudare per incidere! La Val
Camonica è piena di rocce sedimentarie; per questo è così ricca
di incisioni rupestri. Poi siamo andati a pranzo...
Debora,
Greta, Alex e Gianluca
2°
laboratorio: scavo archeologico e classificazione dei reperti
Il
pomeriggio di giovedì, siamo andati in una casa nel bosco dove
c'era una stanza in cui abbiamo fatto una parte teorica. Nicole,
la nostra guida, ci ha spiegato come fanno gli archeologi a
trovare il punto dove bisogna scavare e come si fa a scavare. Ci
sono tanti modi per effettuare lo scavo. Se c'è il terreno a
gobbe è molto probabile che lì sotto ci possano essere reperti.
A volte, solo che costa tanto farlo, gli archeologi vanno su un
elicottero a circa 100 metri dal terreno e con una macchina
fotografica speciale scattano delle foto. Da quelle foto riescono
a scoprire se ci sono dei reperti, però solo quelli grandi. La
maggior parte delle volte vengono trovati per caso. Nicole ci ha
insegnato come si fa a scavare nella terra per trovare i reperti.
Non si scava con il badile o con la ruspa perché si possono
rompere i reperti o non vederli. Si scava a strati, poi con una
scopetta si pulisce il reperto dalla terra che poi viene buttata
in un secchio molto grande. Trovato il posto, bisogna dividerlo in
un reticolo e poi analizzare l'area pezzo per pezzo. Noi abbiamo
trovato scheletri, stele, cocci, vasi, gioielli, punte di lance,
dei sassi col buco che erano usati come pesi per il telaio,
carbone, una pietra con un solco dove si mettevano dentro i
cereali per macinarli con un sasso per ricavare la farina, aghi,
lame di coltelli, ocra che è una pietra arancio che si macina e
poi si usava anche per colorare le incisioni rupestri. Erano
oggetti finti che le nostre guide hanno riprodotto uguali a quelli
veri per farci trovare qualcosa. La cosa che ci ha impressionato
di più è stato lo scheletro. Nicole e Silvia ci hanno detto che
gli uomini morti venivano sepolti rannicchiati e con le teste
girate verso est dove sorge il sole che rappresenta la vita.
L'uomo preistorico credeva in una nuova vita dopo la morte. A
volte i morti venivano cremati. Abbiamo visto che incidevano anche
dei vasi dove conservavano le ceneri. Finito lo scavo, le nostre
guide ci hanno insegnato ad analizzare e riconoscere i reperti.
C'erano reperti che facevano pensare ad una abitazione, oggetti
che accompagnavano gli uomini nel momento della morte, oggetti per
la caccia.
Mano
a mano che scavavamo, la nostra emozione saliva sempre di più.
Francesco,
Livia, Alessia
L'uscita
notturna
Dopo
cena siamo andati con Nicole e Silvia per fare l'uscita notturna.
Abbiamo preso le pile e ci siamo vestiti bene perché era freddo.
Ci siamo disposti nei due gruppi: uno era con Nicole e l'altro era
con Silvia. Prima di andare nel bosco, Silvia e Nicole ci hanno
spiegato che quando dicevano: ”Via!” bisognava accendere le
torce e illuminare i nostri piedi per non cadere. Dopo un po'
siamo arrivati a una grotta. Lì tanto tempo fa, un uomo per caso
aveva visto un luccichio. Quel luccichio era provocato da delle
armi che usavano gli uomini primitivi. Quelle armi le avevano
appoggiate lì perché, visto che erano pesanti, non potevano
portarle dappertutto; quando passavano da quel luogo, potevano
utilizzarle. Le depositavano anche perché le volevano donare alla
natura per ringraziarla. In quella grotta Silvia ci ha raccontato
la storia dell'uomo che aveva trovato le armi. Nicole ha messo una
scatola e un vaso per terra; poi ha chiamato dei bambini che
dovevano prendere una copia dell'arma, poi l'alzavano e la
facevano vedere a tutti i bambini e alle maestre; infine la
dovevano mettere nel vaso. Abbiamo poi iniziato a camminare nel
bosco. Dopo poco tempo, siamo arrivati in un posto dove si
potevano vedere delle incisioni rupestri malgrado il buio, si
vedevano per mezzo di una luce radente molto forte che faceva
Silvia con una grossa torcia.
Lì
avevano acceso un fuoco. Si sentiva una musica che noi ascoltavamo
e intanto dovevamo dare ascolto ai sentimenti che provavamo.
Quando la canzone era finita, Nicole e Silvia ci hanno chiesto le
emozioni provate. Le emozioni che abbiamo provato durante la
canzone erano queste: gioia e tristezza insieme, paura del buio,
gioia, tristezza, felicità, timore, mistero. Dopo un po' abbiamo
dovuto metterci in fila e abbiamo girato intorno al sasso per
vedere le incisioni rupestri. Siamo stati lì un po' a guardare il
fuoco e siamo andati via perché si era fatto tardi. Ci siamo
alzati dalla panchina e abbiamo camminato per 10 minuti. Arrivati
alla corriera siamo saliti e dopo pochi minuti siamo arrivati
all'albergo. Il signore dell'albergo ci ha dato le chiavi e siamo
saliti nel piano di sopra dove c'erano le nostre camere. Abbiamo
aperto le camere e ci siamo preparati per la notte. Questa
escursione è stata molto bella, interessante e molto emozionante
perché certi hanno dovuto vincere la paura del buio.
Serena,
Michela, Chiara e Simone
Il
parco
di Naquane
Il
secondo giorno, dopo colazione, siamo andati al parco di Naquane a
Capo di Ponte, che come numero di incisioni è uno dei più grandi
al mondo.
Da
lì si vedevano la Concarena e il Pizzo Badile, due alte cime che
si innalzano in Val Camonica. Due volte all'anno, una sera
all'inizio di primavera e un'altra all'inizio dell'autunno, da una
profonda fessura della Concarena, dopo che il sole è appena
tramontato, per pochi minuti esce un raggio di luce luminosissimo
che sembra spaccare in due la montagna. Nello stesso periodo, ma
per più giorni, dal Pizzo Badile sale una grande ombra scura.
Dal
parco di Naquane queste manifestazioni si vedono molto bene.
Per
questo motivo l'uomo preistorico ha scelto quel posto per fare
numerose incisioni, anche in onore delle divinità, visto che
quelli spettacolari fenomeni erano considerati eventi sacri.
Appena entrati nel parco, abbiamo fatto due gruppi, uno con Silvia
e uno con Nicole. Abbiamo osservato alcune delle incisioni più
importanti e belle. Siamo andati su un ponticello di legno attorno
alle rocce, mentre le guide sono salite sulle rocce ma si sono
tolte le scarpe perché altrimenti rovinano le incisioni rupestri.
Sulle rocce levigate dal ghiaccio, abbiamo ammirato incisioni
favolose e ben conservate: numerosissimi cervi, cavalli, cani,
volpi e altri animali, guerrieri, capi tribù, cacciatori, telai,
copricapi piumati, labirinti, carri con le ruote e capanne. Alcuni
carri avevano le ruote piene; altri avevano le ruote vuote e
questo significa che sono stati incisi più tardi. Sulle rocce
c'era inciso tante volte il sole che per loro era una divinità
perché dava luce, riscaldava e favoriva le coltivazioni. L'uomo
preistorico incideva sulle rocce per pregare gli dei affinché li
aiutassero nelle loro faccende quotidiane: la caccia, le
coltivazioni, nel momento della morte... Abbiamo osservato delle
stele portate nel parco da altri posti. Naquane è grandissimo e
ci vorrebbe tanto tempo per osservare tutte le rocce. Prima di
andare via dal parco, ci siamo comprati un ricordo. È stata un'
esperienza entusiasmante!
Martina,
Leonardo, Mirko e Alberto
Laboratori
Dopo
il pranzo, siamo usciti per andare a fare i laboratori nei quali
abbiamo capito come si svolgeva la vita di tutti i giorni degli
uomini primitivi.
Abbiamo
levigato le pietre per fare le asce. Su un tavolo c'erano 6
tavolozze che servivano d'appoggio di granito e abbiamo trovato 6
pietre già un po' levigate. Le pietre servivano per fare le punte
delle asce. Per fare le punte, noi strofinavamo queste pietre per
farle diventare affilate.
Poi
abbiamo provato ad accendere il fuoco: per accendere il fuoco
c'erano due sistemi: uno con i legni e l'altro con le pietre. Col
primo sistema si prendeva una specie di arco e si sfregava in un
pezzo di tronco; col secondo sistema si battevano le pietre e si
vedevano le scintille.
Abbiamo
poi macinato. Abbiamo preso dei semi che c'erano in una ciotola;
questi semi servivano per fare la farina. Abbiamo preso un sasso,
poi abbiamo schiacciato i chicchi ed è diventata farina.
Dopo
abbiamo tessuto con il telaio, con appesi sotto dei sassi. Questi
sassi avevano un buco, i pesi servono solo per il telaio
verticale.
In
un laboratorio abbiamo schiacciato dei pezzi di terracotta (di
color rosso). Li abbiamo messi in un sasso con un grande incavo
come un recipiente, poi con una pietra abbiamo schiacciato la
terracotta finché veniva della polverina rossa che serviva per
fare il colore.
Abbiamo
provato la tecnica del frottage. Ognuno di noi ha scelto una
piastra di cemento con dei graffiti. Abbiamo appoggiato su un
foglio e abbiamo disegnato un punto su ogni angolo per fare una
specie di cornice, dopo abbiamo messo un pezzo di ferro in un
angolo per fermare il lavoro. Con un pastello a cera ognuno di noi
ha tirato delle strisce di colore e piano piano appariva il
disegno che riproduceva il graffito che avevamo scelto.
Dopo
la guida ci ha accompagnati in una fucina, era sotto una tettoia.
Qui ci ha spiegato come si fondevano i metalli e le
caratteristiche dei metalli: lo stagno è facile da fondere perché
è malleabile e si fonde prima del ferro e del rame a 230 gradi. I
metalli si estraggono da dei minerali che si trovano in miniera.
Il rame si riconosce perché dopo un po' di tempo presenta delle
striature verdi. Nicole ha detto che il bronzo è fatto unendo il
rame e lo stagno.
Stanchi
morti siamo saliti sul pullman per tornare a casa. La felicità
era più grande della stanchezza perché abbiamo trascorso due
bellissimi giorni in Val
Camonica. Che bella avventura preistorica!
Erik,
Elena, Dawid, Lorenzo
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