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Cos'è
un acquedotto e quali sono gli acquedotti del nostro comune
di
Gianluca, Alessia, Mirko
L'acquedotto
potabile è un insieme di cose artificiali: la presa con
all'interno la sorgente, le tubature, il deposito con all'interno
un vascone e altre cose, il troppopieno, i tubi che portano
l'acqua nelle case.
I
maggiori lavori fatti ai nostri acquedotti sono stati svolti
subito dopo la seconda guerra mondiale negli anni '50. La guerra
aveva causato povertà e distruzione e le persone sono rimaste
senza lavoro. Dopo la guerra si cominciò la ricostruzione delle
opere pubbliche tra cui anche gli acquedotti, questa ricostruzione
è stata facilitata da una legge di nome “legge Fanfani” con
la finalità di realizzare opere pubbliche e dare lavoro ai
disoccupati.
Con
questa legge poterono costruire e sistemare gli acquedotti i paesi
di Fraveggio, Lon, Ranzo, Margone e Vezzano perché la spesa la
pagava lo stato.
Ma
la storia dei nostri acquedotti comincia prima: Vezzano aveva
costruito il suo primo acquedotto pubblico nel 1865, Ciago nel
1898. Pure S. Massenza non ha aspettato la legge e l'ha costruito
nel 1939, perché l’acqua che arrivava alla fontana pubblica
passava per i campi e si inquinava. A Ciago altri lavori
cominciarono prima della legge perché metà soldi li dava la
regione e il lavoro lo facevano gli abitanti, loro formarono un
comitato di persone per l'acquisto di terreni per la costruzione
del nuovo acquedotto usando la sorgente di Val.
Lon,
Ranzo e Margone hanno aspettato la legge Fanfani. Anche Fraveggio
l'ha costruito grazie a quella legge, forse perché aveva tanta
acqua che non sentiva il bisogno di un acquedotto.
Ora
nel comune di Vezzano ci sono cinque prese potabili funzionanti:
due a Vezzano, due a Ciago e una a Fraveggio.
 Per
100 metri vicino alle prese non deve esserci terreno coltivato o
abitazioni ma terreno naturale.
La
presa di Canal (sulla strada del Monte Gazza) a servizio di
Margone è stata abbandonata perché nei periodi di siccità non
era sufficiente per la popolazione e l’acqua era inquinata. Oggi
Margone è alimentato (mediante l’uso di
grosse pompe visto il dislivello di oltre 190 metri) attingendo
dal deposito dell’acquedotto di Ranzo, ma l’acqua proviene
dalle sorgenti di “Ceda” e “Ciclamino” sopra Molveno con
una conduttura di 17 km fino a Ranzo ed altri 2,8 km fino a
Margone. Il deposito di Ranzo contiene il doppio di acqua rispetto
a quello di Vezzano; deve avere una maggiore riserva di acqua in
caso di guasto alle tubature.
La
presa di S. Massenza fu abbandonata a causa dei lavori della ditta
che ha costruito la centrale idroelettrica, scavando nella
montagna ha mosso le rocce tappando la sorgente. Da quel giorno a
S. Massenza non arrivò più acqua. Giustamente gli abitanti di S.
Massenza obbligarono quelli della ditta a portargli acqua da bere.
La trovarono a Calavino dove c'è una grande sorgente con molta
acqua che esce dal troppopieno e va nelle rogge. Loro attaccarono
delle tubature e così portarono l'acqua a S. Massenza. Ancora
oggi la prendono da Calavino. Dopo un
sessantennio la sorgente che era stata rotta è tornata a sgorgare
purtroppo molto più in basso (una ventina di metri sopra il
cimitero) e sta creando non pochi guai sia per i proprietari delle
campagne allagate che per il comune per allagamenti nel cimitero.
Alcuni
depositi una volta avevano le finestre ma adesso le hanno
sigillate perché si formava il muschio (umidità+luce=muschio).
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