ISTITUTO COMPRENSIVO DELLA VALLE DEI LAGHI

Scuola Primaria di Terlago

La storia

Il castello

La preda

Leggende

Il territorio

 

IL TESORO DELLA CONTESSA

 

Finalmente vennero trovati, in paese, tre giovani belli robusti, disposti a infilarsi, di notte, nel castello disabitato per cercare un favoloso tesoro che si raccontava fosse nascosto in un luogo segreto.

-Fate bene attenzione allo spirito della contessa di Terlago - si raccomandarono i più vecchi, - e soprattutto ricordatevi bene tutte le formule magiche che dovrete recitare per tener lontano quel fantasma!

- Non preoccupatevi - risposero i tre coraggiosi, - sono superstizioni, queste, che non ci fanno paura e domattina saremo di ritorno con tanto di quell'oro, che tutti diventeremo ricchi sfondati!

Le sale dell’immenso palazzo erano deserte, illuminate a malapena dalla luce della luna tonda che filtrava dai finestroni. I tre avanzarono tenendosi vicini e quando giunsero nella sala grande, che ospitava, secondo la leggenda, gli spiriti inquieti di tutti gli antichi castellani, tracciarono sul pavimento un cerchio con un pezzo dì carbone, entrarono all'interno e cominciarono a recitare le frasette magiche che avevano imparato a memoria.

- Potenze del cielo e della terra tenetevi lontane da questo castello ...

- Angeli del Paradiso proteggete queste tre anime sante … e ti, Belzebù dala baréta rossa, no sta ciuciar le nosse ossa!1

A quest'ultima invocazione, scoppiò improvviso e furioso un uragano, che scosse il castello fin dalle fondamenta. I tre poveri giovanotti si strinsero in un unico abbraccio, tremando dalla testa ai piedi: resistettero però solo alcuni secondi, poi uscirono dal cerchio di carbone e fuggirono impazziti di terrore, senza accorgersi che un'ombra bianca li inseguiva urlando imprecazioni in una lingua misteriosa.

Da quel giorno nessuno osò più sfidare il fantasma della Contessa e il tesoro rimase per sempre nascosto in un luogo segreto del castello.

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1 « ... e tu, Belzebù dal berretto rosso, non succhiare le nostre ossa!».


LA CACCIA SELVAGGIA

 

Come erano solite fare ogni sera, un gruppo di persone s'erano date appuntamento nella stalla d'una di loro per far filò, per chiacchierare di questo e di quello, sferruzzando a maglia o pestando il miglio al tepore delle bestie lì accanto. Era inverno e la campagna scintillava di neve ghiacciata alla luce della luna piena. Poco prima della mezzanotte due donne uscirono a respirare un po' d'aria fresca e, fatti alcuni passi sull'aia, udirono in lontananza un improvviso abbaiare di cani che si rincorrevano sul monte Mezzana.

Una delle due, allora, portò le mani a imbuto ai lati della bocca e urlò divertita:

- Cazadór da quela bela caza, pòrtene 'n po' de la tó caza! 1

Poi rientrarono ridendo nella stalla, ma vi rimasero solo alcuni minuti, perché ormai tutti erano stanchi e assonnati.

Quando gli allegri amici riaprirono la porta e uscirono per far ognuno ritorno a casa propria, con immenso terrore videro un quarto d'uomo appeso a uno dei battenti. Terrorizzati, corsero a svegliare il parroco e gli raccontarono quello che era successo.

- Eh, figlioli miei - disse il prete ancora mezzo addormentato, avete disturbato il cacciatore selvaggio nel bel mezzo di una notte di plenilunio! Comunque a tutto c'è rimedio: questa sera verrò a benedire la stalla e tu, donna, che hai avuto l'ardire di urlare quelle sciocchezze, alla medesima ora chiamerai il malvagio cacciatore e gli dirai:

«Cazadór da quela bela caza, vèi a tòrte la to bèla caza!» . 2

La notte successiva ogni cosa andò come il parroco aveva consigliato e dal monte Mezzana tutti poterono udire una voce cavernosa che ululava:

«Te g'hai resón, vè, che te sei en do che te sei, se no te pesterìa come 'l méi!». 3

Il pezzo di cadavere appeso alla porta della stalla sparì d'incanto e da quel giorno, almeno a Terlago, più nessuno osò disturbare il cacciatore selvaggio nelle notti di luna piena.

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1«Cacciatore di quella bella caccia, porta anche a noi un po' della tua caccia!».

2 «Cacciatore di quella bella caccia, vieni a prenderti la tua bella caccia!».

3 «Fai proprio bene ad essere dove sei (nella stalla benedetta), altrimenti ti pesterei come il miglio!».


 

ALTRE LEGGENDE

 

1 - Nei pressi dei due splendidi laghetti, uno chiamato Santo e l'altro di Lamar, si apre improvviso un profondo burrone, un abisso che pare senza fondo e nel quale a decine, un tempo, precipitavano le pecore che sfuggivano ai pastori.

Un'antica leggenda racconta che in un luogo imprecisato della forra siano nascosti due barili colmi di monete d'oro, frutto delle ruberie operate dalla soldataglia napoleonica quando invase quella parte del Trentino. Avrebbero lasciato laggiù il loro tesoro, prima di andarsene agli ordini dei loro capitani, con l'intento però di tornare a recuperarlo.

Ma la vita del soldato è legata al filo di un destino fatto di battaglie e di guerre cruente... insomma, gli sconosciuti predatori sarebbero morti di lì a qualche anno, portando nella tomba il loro segreto.

Per qualche tempo ci fu chi, coraggioso oltre ogni dire, si sarebbe calato nell'abisso frugando in tutti gli anfratti, ma la natura ostile di quel luogo ha sempre respinto, fino a oggi, queste ricerche e i due barili preziosi sarebbero ancora lì, ad attendere pazientemente i loro antichi padroni.

 

 

2 -Nelle vicinanze di Covelo, un piccolo borgo nel territorio di si apre l'angusta valle dei Morti, così chiamata perché, secondo la leggenda, avrebbe anticamente ospitato un paese, andato completamente distrutto da una frana precipitata dal monte.

 

3 - Spostiamoci ora a Terlago, entriamo nel suo castello e soffermiamoci nel grande salone in cui sono conservati i ritratti di Casa Terlago: qui, dice la tradizione, dimorerebbero gli spiriti dei conti, costretti nelle notti di luna piena a vagare per le sale in cerca di quella quiete che è loro negata.

Devono, infatti, espiare le malefatte consumate quand'erano ancora in vita e delle quali la gente di Terlago porta ancora le conseguenze nella memoria.