ISTITUTO COMPRENSIVO DELLA VALLE DEI LAGHI

Classi quinte Scuole Primarie di Cavedine e Vezzano 2007/08

La storia della seta

la storia della seta:

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via della seta

La lavorazione della seta nella storia

La lavorazione della seta in classe



Alcune notizie storiche

Il baco da seta o bombix mori, come chiamato scientificamente, è originario della Cina; gli storici cinesi fanno risalire a 3 400 anni a. C. l'inizio della coltura del baco da seta, e più precisamente presto il popolo dei Seri (dai quali deriva il nome della fibra).

In occidente giunse solamente verso il 582 d.C. per mano di due monaci che donarono il seme all'imperatore Giustiniano. Da Bisanzio gli Arabi lo portarono in Spagna e attorno all'anno mille giunse in Italia e precisamente in Sicilia. Da qui piano piano si diffuse in tutta la penisola.

In Italia la coltura del baco da seta ha conosciuto momenti di grande diffusione e il nostro Paese che è stato uno dei maggiori produttori di questa fibra.

Attorno al 1 500 giunse anche in Trentino attraverso la Val Lagarina. Il clima del Trentino era favorevole alla coltivazione del gelso e quindi all'allevamento del baco da seta. All'inizio del XIX secolo l'allevamento del baco da seta entrò a far parte dell'economia rurale della gente trentina e così diventò la fonte di ricchezza primaria per la maggior parte dei contadini trentini.

L'allevamento del baco da seta venne diffuso nei nostri paesi durante l'impero asburgico (cioè dell'Austria nel corso del 1 800).

Nella nostra Valle allevare i bachi da seta tra la prima e la seconda guerra mondiale era una delle principali attività. Era, come detto, una delle uniche fonti di guadagno per molte famiglie.

Esistevano in Trentino 275 filande con la produzione annua media di due milioni di chilogrammi di bozzoli e di 200 000 chili di seta. La seta grezza veniva esportata in tutti i Paesi europei.

In Trentino nella seconda metà del 1 800 la bachicoltura entrò in crisi soprattutto per la concorrenza delle sete asiatiche, l'importazione della seta dall'oriente era facilitata dall'apertura del canale di Suez (1 869). Inoltre una grave malattia come la pebrina distrusse moltissimi allevamenti.

Per far fronte alla crisi, i produttori si unirono in società e comitati appositi: la Società Agraria di Rovereto (1868) e il Consorzio Agrario Trentino (1870). Lo scopo di queste associazioni era quello di difendere le coltivazioni del gelso, razionalizzare l'allevamento, istruire i contadini sulle nuove tecnologie di coltivazione e fornire “buon seme-bachi”.

Si organizzarono spedizioni in Oriente e si introdusse una selezione del seme-baco anche grazie al microscopio, che contribuì a dare un prodotto privo di infezioni.

Nel 1883 si istituì l'istituto Bacologico, gestito dal Consiglio Provinciale dell'Agricoltura. L'edificio fu costruito con il ricavato dell'attività di selezione e di vendita del seme-bachi, tale palazzo era sede del Consiglio Provinciale dell'Agricoltura e dell'Istituto Bacologico e fu inaugurato nel 1 894 dall'imperatore Francesco Giuseppe. In questo Istituto si cercavano nuove tecniche di coltivazione dei bachi e si cercava di organizzare allevamenti modello in tutta la provincia e tutto questo fece rinascere la bachicoltura trentina.

Nel periodo tra le due guerre mondiali però la produzione di bozzoli in Italia comincia a declinare fino a scomparire dopo l'ultima, a causa di due importanti fattori: la produzione di fibre sintetiche e il cambiamento dell'organizzazione agricola, dove l'allevamento dei bachi era affidato ai singoli contadini e mezzadri soprattutto alle donne e ai bambini, inoltre con l'inurbamento e l'industrializzazione la concorrenza estera divenne insostenibile.

Oggi la bachicoltura in Italia è praticamente scomparsa, poche aziende allevano i bachi per una piccola produzione artigianale o come attività didattica.

Marta

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