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ISTITUTO COMPRENSIVO DELLA VALLE DEI LAGHI Classi quinte Scuole Primarie di Cavedine e Vezzano 2007/08 La lavorazione della seta nella storia |
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La lavorazione della seta nella storia: |
L'essiccazione Prima di poter lavorare la seta bisognava essiccare, cioè cuocere i bozzoli per evitare che la farfalla uscendo non bucasse il bozzolo e rovinasse la seta; e quindi appena finita la raccolta dei bozzoli, questi venivano immediatamente essiccati. Gli essiccatoi erano grandi forni nei quali venivano fatti cuocere i bozzoli in modo che morisse la crisalide. Erano simili a quelli dove si cuoceva il pane, ma più grossi ed erano situati di solito sotto un porticato all'aperto. I primi forni utilizzati per l'essiccazione dei bozzoli funzionavano a legna per cui era consueta la presenza, giorno e notte di un fuochista ed un macchinista anche perché la temperatura doveva essere controllata con precisione. In tempi più recenti i forni a ventilazione forzata furono automatizzati con l'alimentazione a nafta. Nel tempo con lo sviluppo tecnologico gli essiccatoi funzionarono con sistemi più evoluti come ad esempio elettrico ad aria calda e ultimamente c'era la possibilità di trovare essiccatoi a microonde che consentono un notevole risparmio energetico ed economico. Dal racconto dei nonni: V Questi forni avevano la forma a cilindro, erano messi in orizzontale, le parti laterali erano in legno e la parte centrale era una ramaglia da dove si potevano vedere i bachi. I cilindri giravano su se stessi ed erano fatti funzionare da energia elettrica, mentre il calore per essiccare i bozzoli era dato dai fornelli a carbone. I fornelli erano posti all'esterno vicini al muro della casa e da ognuno di questi partiva un tubo che arrivava all'interno della stanza a ad ogni cilindro. Si utilizzava un flusso di aria riscaldata a più di 80°C. Gli essiccatoi funzionavano giorno e notte. L'essiccazione durava tra le 48 e le 72 ore. Operazione terminata, i bozzoli essiccati erano lasciati a raffreddare in apposite sacche di juta, selezionati dalle donne e venduti ai commercianti che arrivavano in quel tempo, dopo la seconda guerra mondiale, dalla provincia di Brescia. I bozzoli mal riusciti venivano lavorati in casa dentro le “caldere” (grandi pentole) piene d'acqua. Aiutandosi con uno spazzolino e poi con l'arcolaio, cercavano di recuperare la seta meno raffinata, “i petoloti”, per confezionare calze, maglie, calzini e coperte grossolane per uso proprio. Alessio, Davide e Lorenzo |