ISTITUTO COMPRENSIVO DELLA VALLE DEI LAGHI

Classi quinte Scuole Primarie di Cavedine e Vezzano 2007/08

La casa rustica

La casa rustica:

le strutture

l'esterno

l'ara”

la stalla

la cantina

la cucina

le camere

il gabinetto

la soffitta

l'illuminazione



La cucina

La cucina, in dialetto cosìna, era la stanza più bella della casa rustica e proprio questa stanza è stata la prima ad avere la luce elettrica. Il lampadario era un semplice piatto di metallo bianco a cui era collegata una lampadina da 10; i fili che portavano la corrente erano in vista sui muri. Di solito la cucina non era molto luminosa perché aveva una sola finestra. Le finestre di una volta non tenevano tanto il caldo e si rompevano facilmente; per tenere il caldo dentro ed il freddo fuori facevano finestre piccole.

Nella cucina c'era la stufa a legna (fornèla) o il fuoco aperto (fogolàr) sotto la grande cappa fatta con i sassi. Vicino al fogolàr c'erano anche delle panche. Per tenere sospeso il paròl sul fuoco del fogolàr c'era un catena di ferro (segosta); la catena era attaccata su un palo di legno pieghevole così si poteva spostare quando si voleva togliere il paiolo dal fuoco. Il palo era attaccato al muro. Spesso si trovavano i muri molto grigi perché il fumo circolava nella stanza. La fornèla della cucina spesso aveva un forno per cuocere i cibi ed era alzata da terra con dei pegoi; sotto mettevano la cassetta della legna. Altre volte la legna era conservata in una cassapanca. In tante case la fornèla era situata distante dal muro della stanza, quel tanto che ci potesse stare una panca dove ci si poteva riposare e stare al caldo. Dalla fornèla partiva un tubo che arrivava al camino; sul tubo un tempo c'erano dei ferri messi a raggiera che l'inverno servivano a stendere i panni. Vicino al tubo c'era un “contenitore” di metallo ad incasso dove veniva messa l'acqua a riscaldare. Le braci venivano utilizzate nel ferro da stiro e nello scaldalèt; el granìz e la cenere andavano nella concimaia.

La tavola (tàgola) aveva a volte un cassetto dove si tenevano le posate (piróne, cortèi, cuciàri e cuciaréti) ed un “buco” per mettere il mattarello (matarèl); ma non era detto, perché ci poteva anche essere infilato sotto el tagolér. Sopra la tavola, prima che arrivasse la corrente elettrica, alla sera si accendeva una lampada a petrolio o una candela. Le sedie erano di legno o impagliate (caréghe enpaiàde).

Il lavandino (seciàr) era fatto con una pietra scavata appoggiata su due muretti di sassi con aggiunta a fianco la sgociaròla solitamente di legno; sotto il lavandino si tenevano i secchi (séci) che servivano per andare a prendere l'acqua al pozzo o alla fontana perché non avevano l'acqua in casa; una tendina sotto il lavandino abbelliva la cucina.

La credenza con la scansìa o la vetrina e delle mensole su cui mettere le pentole completavano l'arredamento della cucina.

I bachi da seta, quando erano piccoli, stavano in cucina sulle arelìne.

Chiara, Alice C, Diana, Edoardo, Stefano, Alice F

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