ISTITUTO COMPRENSIVO DELLA VALLE DEI LAGHI

Classi quinte Scuole Primarie di Cavedine e Vezzano 2007/08

L'allevamento del baco da seta nella storia

Le uova

Il cibo

La stanza

Il riscaldamento

Il cambio del letto

Gli scarti

Il bosco

La raccolta dei bozzoli

La vendita dei bozzoli

La lavorazione casalinga della seta

L'allevamento

L'acquisto e la cura delle uova

Al tempo dei nostri nonni e bisnonni una fonte per guadagnare era quella di allevare i bachi da seta, i bachi erano tanto importanti che un detto così sentenziava: “El cavalér l'é el parón dela cà.

Le “somenzesi acquistavano a Trento presso le Aziende Agrarie alla fiera di S. Giuseppe (19 marzo) o nei giorni successivi. Si comperavano ad once od onze: una, due tre oppure un quarto o metà, ognuno a seconda dello spazio e delle foglie di gelso di cui disponeva.

Le uova venivano poi portate in una sala comune: a Vigo Cavedine, per esempio, le piccole uova erano custodite in canonica, a Cavedine in cooperativa, a Lasino in casa Zambarda, nel comune di Vezzano presso la signora Luigia Faes di Fraveggio. Qui erano affidate alle donne, che avevano frequentato un corso specifico all'Istituto Bacologico, e le accudivano giorno e notte.

Le uova, per potersi sviluppare, avevano bisogno di una temperatura costante, all'incirca 18/20 gradi, di una giusta umidità e areazione. Nelle sale comuni le uova venivano conservate tra due telaietti di garza, sotto a trama spessa, sopra a trama più larga per lasciare uscire i piccoli bachini quando le uova si schiudevano. Mano a mano che i bachi nascevano, salivano sul telaietto superiore e le donne, con una piuma, li spostavano su un cartoncino, li coprivano con una carta forata, sopra la quale stendevano le foglie di gelso tagliate molto sottili. I piccolissimi bruchi salivano attraverso i fori e cominciavano a mangiare. Le uova non si aprivano tutte assieme e quindi questa operazione, che si chiamava “spazar cavaléri, durava circa tre giorni, dopodiché venivano chiamati i padroni delle uova che si portavano via i bacolini.

Alessandro, Katia e Alice F

Inizio pagina