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ISTITUTO COMPRENSIVO DELLA VALLE DEI LAGHI Classi quinte Scuole Primarie di Cavedine e Vezzano 2007/08 L'allevamento del baco da seta nella storia |
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La stanza Quando erano bacolini li allevavano nella cucina ma dopo nel “Camerón” che in verità era spesso una stanza da letto trasformata per un periodo a questo scopo. Questa stanza era chiamata “Camerón dei Cavaléri” oppure “Sito dei Cavaléri”. Nel “Camerón dei Cavaléri” c'erano delle finestre per arieggiare la stanza quando non c'erano i bachi all'interno. La stanza doveva essere ampia, asciutta, lontana dalle stalle e pulita perché la maggior parte delle malattie dei bachi derivano dai germi nelle attrezzature o portati dall'aria. Per questo prima di fare entrare i bachi la pitturavano con la calce e bruciavano lo zolfo per disinfettarla. Per disinfettare le “arèle” le strofinavano con foglie di assenzio, chiamato in dialetto medemaistro o médec. La stanza dei bachi da seta piccoli non doveva essere grande, non molto luminosa, a temperatura costante, senza spifferi (tappavano perfino il buco della serratura); se sopra c'era una soffitta aperta per non fare entrare gli spifferi dal tetto attaccavano fogli di giornale. Nella stanza c'era sempre una stufa che poteva essere a camino aperto o chiuso e serviva per il riscaldamento, perché i bachi devono stare tra i 20° e i 25°. Nella stanza si mettevano le “arèle” coperte di gelso con sopra i bachi che mangiavano le foglie. Le “arèle” si mettevano sul “castello”, che è una costruzione composta da quattro pali verticali di legno sostenuti da sassi bucati o da una base fatta di legni incrociati. Sui pali c'erano dei buchi nei quali si inserivano delle “cavìce” per sostenere le “arèle”. A volte il castello poteva essere costruito in un'altra maniera: ogni “arèla” era fatta come un basso tavolo e le “arèle” venivano appoggiate una sopra l'altra per formare il castello. Quando avevano controllato una “arèla” la spostavano in un altro castello per lavorare a quella sotto. Giovanni & Sergio |
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